Torino – Una prova di forza spaventosa, matura, da grandissima squadra. La Lazio trionfa all’Allianz Stadium battendo la Juventus con un perentorio 3-0 che non lascia spazio a repliche e consolida un clamoroso primato in classifica con 19 punti in 7 giornate. È il miglior avvio della storia del club in Serie A, ma ciò che impressiona di più è la firma in calce a questo miracolo sportivo: quella di Gennaro Gattuso.
Il match inizia sotto una pioggia di aspettative, con Gattuso che schiera una squadra corta, coraggiosa e pronta ad aggredire i portatori di palla bianconeri fin dall’area di rigore avversaria, dimostrando fin dalle prime battute di non voler affatto recitare il ruolo della provinciale arroccata in difesa ma di essere venuta a Torino con il piglio e la personalità di una grande candidata al titolo.
Il piano partita della Lazio rischia di subire una brutta sterzata al ventiquattresimo minuto, quando la Juventus riesce a trovare la via della rete facendo tremare lo spicchio di stadio occupato dai sostenitori capitolini, ma la tempestiva segnalazione del VAR strozza in gola l’urlo dei padroni di casa ravvisando una millimetrica posizione di fuorigioco che di fatto restituisce l’inerzia del match agli uomini di Gattuso, bravi a non perdere la concentrazione e a riprendere immediatamente in mano le redini del gioco attraverso un palleggio fluido e verticale.
La pressione laziale si materializza al trentasettesimo minuto quando Zaccagni disegna un cross perfetto e teso verso il centro dell’area di rigore dove il difensore Provstgaard prende il tempo alla retroguardia juventina, svetta più in alto di tutti e devia di testa alle spalle di Vicario sbloccando la gara e regalando il meritato vantaggio a una Lazio padrona del campo.
Nella ripresa la Juventus prova a cambiare l’inerzia della sfida inserendo forze fresche nel tentativo di scardinare il muro eretto da Gattuso, ma l’organizzazione difensiva della Lazio è semplicemente perfetta, con le linee strette che non lasciano spazi centrali e le catene laterali che raddoppiano con una puntualità svizzera ogni singola folata offensiva dei bianconeri.
Al sessantaseiesimo minuto, nel momento di massimo sforzo dei bianconeri, la Lazio raddoppia: cambio gioco di Nuno Tavares per Isaksen, il danese controlla il pallone, e dopo aver disorientato Celik, lascia partire un tiro a rientrare che s’insacca alla destra del portiere bianconero, firmando così lo zero a due che fa calare il gelo sullo Stadium e mette in ginocchio le residue speranze di rimonta della Juventus.
Sotto di due reti la squadra di casa perde distanze e lucidità, mentre Gattuso continua a telecomandare i suoi dalla panchina inserendo energie fresche per mantenere intatto il livello di aggressività e, proprio allo scadere del tempo regolamentare, esattamente all’ottantanovesimo minuto, i biancocelesti confezionano l’azione del definitivo KO; Dele-Bashiru parte dalla propria metà campo, supera in allungo Bremer e, appena in area, lascia partire un missile in diagonale che fulmina Vicario per lo zero a tre finale.
Al triplice fischio esplode la gioia della panchina laziale per una vittoria storica che mancava a Torino da ben nove anni e che proietta la squadra in cima alla classifica con diciannove punti conquistati nelle prime sette giornate, siglando il miglior avvio di sempre nella storia del club e certificando come Gattuso, pur senza beneficiare di investimenti faraonici sul mercato estivo ma credendo ciecamente nelle idee e nella coesione del gruppo, sia riuscito a plasmare una squadra straordinaria che in questo momento esprime senza ombra di dubbio il calcio più spettacolare, moderno ed efficace dell’intera Serie A.
